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Piazza d'Armi, arriva il vincolo paesaggistico. Ma Sala si arrabbia: «Molto irritati»

Il sindaco «irritato»: «Non potevano consultarci?». Verde preservato (come nel Pgt) ma vincolati tutti i magazzini militari: a rischio nuove edificazioni?

Piazza d'Armi

Piazza d'Armi, in zona Forze Armate, avrà un vincolo paesaggistico. Lo ha deciso il Ministero dei Beni Culturali annunciando di avere avviato la procedura per la dichiarazione di «interesse culturale». Ma la decisione di Alberto Bonisoli, del Movimento 5 Stelle, ha aperto un fronte polemico molto duro con l'amministrazione comunale che, da qualche tempo, ha ormai deciso di rispettare la "vocazione verde" dell'area e di realizzare un grande parco, confermando la scelta nel Pgt con un emendamento approvato a gennaio del 2019.

L'area fa parte del complesso della ex caserma di piazzale Perrucchetti e il demanio militare l'ha data in gestione a Invimit perché la valorizzi dal punto di vista economico. Diverse ipotesi di alienazione (tra cui 4 mila nuovi appartamenti - progetto stoppato immediatamente dalla giunta comunale - o il nuovo centro di allenamento dell'Inter) sono però sfumate nel tempo, mentre comitati di cittadini si battevano strenuamente per preservare a verde l'intera area, che nel frattempo aveva visto sorgere aree boschive spontanee.

Magazzini vincolati

Nel dettaglio, il vincolo riguarderà gli edifici militari sorti intorno all'area (oggetto di occupazioni abusive e di recenti sgomberi), e che quindi sarebbero tutti da salvare, mentre finora si parlava di uno o due, demolendo gli altri; e poi il divieto di nuove edificazioni in tutta l'area attualmente a verde e alcune prescrizioni paesaggistiche per la salvaguardia di «prospettiva, luce, ambiente e decoro degli edifici sottoposti a tutela facenti parte della caserma Santa Barbara e del complesso denominato Magazzini di Baggio». 

Un vincolo di carattere paesaggistico, quindi, e non monumentale, che sarebbe ben più stringente, come quello apposto recentemente dallo stesso Bonisoli all'intero quartiere QT8 (seppure con alcune differenze tra tipi di edificio). Al centro della polemica sorta con il Comune di Milano dopo la diffusione della notizia, il destino dei magazzini militari.

La riduzione delle volumetrie da parte di Palazzo Marino "preservava" già di per sé il verde pubblico, ma il vincolo a tutti i magazzini potrebbe togliere (o limitare fortemente) la possibilità di edificare funzioni terziarie per rispettare l'esigenza del demanio militare di un ritorno economico sull'area, tra l'altro gravata anche (in un punto "periferico" diverso dai magazzini) dalla presenza di una baraccopoli nella quale, tra l'altro, si smaltiscono illegalmente rifiuti di vario genere.

La polemica: Sala irritato

«Siamo molto irritati». Così il sindaco di Milano Beppe Sala commentando la notizia del vincolo e specificando che avrebbe gradito che il ministro ne parlasse prima con la giunta. «È intollerabile - ha aggiunto Sala - che qualcuno abbia la possibilità, con poteri ostativi, di limitare le nostra capacità. Se Milano non avesse dimostrato di essere capace capirei, ma questo in una macchina che funziona cambia tutto». Secondo il primo cittadino, «avendo anche un buon rapporto con il ministro trovo pazzesco che un vincolo così importante venga apposto senza nemmeno consultarci». 

Video: botta e risposta tra Sala e Bonisoli su Piazza d'Armi

Il Movimento 5 Stelle, all'opposto, difende il ministro. Per il gruppo milanese, «l’area è diventata nel tempo un elemento consolidato nel paesaggio urbano, oltre che un vero e proprio polmone verde per la città, dove sono sorte spontaneamente aree boschive e sono stati creati orti urbani. Grazie a questo provvedimento, l’area attualmente a verde rimarrà tale, mentre le nuove costruzioni all’interno dell’area dei Magazzini di Baggio dovranno mantenere gli stessi rapporti volumetrici dei fabbricati tutelati».

 Si pone dei dubbi Basilio Rizzo, consigliere del gruppo di estrema sinistra Milano in Comune: «Sono rimasto colpito soprattutto per il tono, particolarmente piccato, che il sindaco non mi pare usi quando si rapporta ad altre Istituzioni. Quasi che esistano impegni o orientamenti su quell’area – a noi consiglieri sconosciuti – che non potrebbero essere realizzati col vincolo. Io sono fermo al fatto che, in quell’area, la Grande Funzione Urbana sia il Parco verde: ed è del tutto ovvio che il vincolo non confligge con quel progetto. Quindi c’è qualcosa che noi non sappiamo e sarebbe bene che venga esplicitato».

Contario alla tutela di tutti i magazzini è Pierfrancesco Maran, assessore all'urbanistica: «Il verde di Piazza d'Armi è già tutelato attraverso il nuovo Piano di Governo del Territorio, vogliamo progettare un grande parco con le associazioni e i cittadini, senza interferenze da Roma. Tutelare magazzini senza valore architettonico è una sciocchezza. Finirà come per l'ex istituto Marchiondi di Baggio, troppo vincolato per trovare un progetto di riqualificazione», ha commentato. 

Il caso del Marchiondi

Il Marchiondi, ex riformatorio abbandonato, è un esempio di architettura brutalista. Un suo modellino è al MoMa di New York. Ma il vincolo monumentale fa sì che nessun soggetto privato possa occuparsi di ristrutturarlo con un ritorno economico. E dal Marchiondi parte anche Marco Bestetti, presidente forzista del Municipio 7 di Milano: «E' il drammatico esempio di come certi vincoli non tutelino affatto le aree e gli edifici che si vogliono preservare, ma costituiscano la prima causa del loro degrado», ha spiegato.

«La Piazza d'Armi di Baggio - ha proseguito - rappresenta una straordinaria opportunità per valorizzare la naturale vocazione a verde e sport di questo importante ambito di Milano. Sono dunque favorevole alla tutela del verde, che ho sempre posto come condizione imprescindibile per qualsiasi progetto su Piazza d'Armi, ma sono molto preoccupato per il rischio che un vincolo stroppo stringente possa concretamente impedire la necessaria riqualificazione dell'intera area».

Il ministro prova a smorzare i toni

«Mi dispiace se Sala si è irritato, penso di vederlo nei prossimi giorni e ci spiegheremo», ha dichiarato a distanza Alberto Bonisoli, ministro dei Beni Culturali, a Milano per un incontro a Palazzo Litta, aggiungendo che la domanda del vincolo risale a molto tempo fa. 

«Noi diciamo - ha aggiunto il ministro - che c’è un vincolo sulla destinazione del verde, quella zona cioè deve rimanere verde, ma può essere un tipo di verde attrezzato, destinato, una zona però che serva come piccolo polmone verde della città. Per quello che riguarda gli edifici c’è una tutela, ma quella c’era già per quelli storici, e sugli altri c’è solo un rispetto delle cubature, si possono riadattare a tutto».

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