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Via Paravia, la prima classe "ghetto" non si attiverà

Il ministro Gelmini è stata chiara, 15 alunni stranieri su 17 sono troppi. Contro l'ipotesi di chiusura l'intera giunta di Milano. De Marchi (Pd): "Redistribuiscano, cioè spostino italiani in via Paravia"

La scuola elementare di via Paravia

Sembra segnato il destino della scuola elementare Radice di via Paravia, in zona San Siro. Una delle scuole con la più alta percentuale di stranieri a Milano, non foss'altro perché il quartiere "di riferimento" (quello delle case popolari vicine allo stadio) è ormai da tempo a larga maggioranza abitato da immigrati del mondo arabo.

Confermando un'intenzione che risale allo scorso aprile, nel 2011/2012 non sarà attivata la prima classe, secondo una decisione presa direttamente dal ministro Gelmini. Motivo? Dei 17 alunni previsti, 15 non sono italiani, sebbene solo due di questi siano nati all'estero. Il ministro è stato chiaro: è superato abbondantemente il tetto del 30% e quindi non si può attivare la classe.

Non ci sta Diana De Marchi, consigliera provinciale del Pd e segretaria del circolo "Pio La Torre": "La circolare che parla del tetto del 30% parla di redistribuzione. Il provveditorato dovrebbe spostare 10 bambini italiani in Paravia, mandando i 10 bambini stranieri in altre scuole, ma certo non chiudere una scuola".

Secondo il vicedesindaco Maria Grazia Guida, il comune è stato ignorato e ha appreso dalla stampa la decisione di non formare una classe, nonostante "avessimo chiesto, come da nostra facoltà, una deroga al ministero e avessimo proposto supporti didattici e attività extrascolastiche per rendere la scuola appetibile ai bambini italiani".

Già, perché il problema è tutto lì: le famiglie italiane non iscrivono più i figli alla scuola "etnica", un po' per paura e un po' perché temono che la preparazione linguistica dei bambini stranieri sia troppo scarsa e livelli "verso il basso" la qualità dell'insegnamento.

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E di discriminazione parlano anche gli avvocati che hanno aiutato alcune famiglie, fin da giugno, a ricorrere contro la chiusura. Citano il Testo Unico sull'immigrazione, per il quale, all'art. 38, per i minori stranieri "si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all'istruzione", e una circolare ministeriale secondo cui il tetto del 30% può essere innalzato in casi particolari valutando la conoscenza della lingua italiana da parte dei minori stranieri

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