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Baggio Today

Sospeso il parroco di Muggiano: "Siamo sotto shock, gli volevamo un sacco di bene"

La testimonianza di una sua ex parrocchiana, che lo conosce bene, raccolta da MilanoToday

Il don è stato sospeso - Foto repertorio

«Con il tuo articolo mi hai sconvolto la vita, quando sono tornata a casa all'una, ieri». Inizia così il racconto di una donna - che chiameremo Elena - che conosce bene don Alberto Lesmo, ormai ex parroco di Muggiano ed ex decano di Baggio, sospeso dalla diocesi di Milano dopo che la procura ha chiesto per lui il processo per prostituzione minorile. Elena ha accettato di parlare con MilanoToday per testimoniare la sua incredulità, e quella di tutto il quartiere, alla notizia, come un fulmine a ciel sereno.

«Stiamo cercando un appartamento - continua Elena - per un ragazzo che deve venire a curarsi a Milano, dall'estero, per una grave malattia. Tanto mi fidavo di lui, e lo consideravo un vero amico oltre che un sacerdote, che ho pensato: faccio passare Pasqua, periodo in cui è sicuramente troppo impegnato, e martedì vado da lui a chiedergli se ha un posto».

Un sacerdote, ma anche un punto di riferimento per questo "borgo" in cui la vita quotidiana funziona come quella di un paese, dove più o meno tutti si conoscono e i rapporti non sono distaccati come quelli dei palazzi di città. Naturale che l'accusa - pesantissima, terribile: avrebbe pagato un minorenne per fare sesso con lui - abbia suscitato indignazione, orrore, rabbia estrema. Ma anche uno shock, per tutte le persone che gli erano vicine, lo conoscevano, si fidavano.

Com'era don Alberto nella vita quotidiana di parrocchia e di quartiere? «Cercava sempre di coinvolgere tutti», prosegue Elena: «Aveva avvicinato anche persone che prima non frequentavano la chiesa. Famiglie per cui organizzava tante cose. Ragazzi che avevano ricominciato a venire in oratorio». E ancora: «Con lui si è iniziato a festeggiare il carnevale. Con i premi, la giuria di cui ho fatto parte anch'io». Senza farsi mancare anche alle feste tradizionali, quelle che nella periferia semi-contadina sono ancora importanti, come il falò di Sant'Antonio e la benedizione degli animali.

«Ma cercava di aiutare anche personalmente i suoi parrocchiani», conclude Elena: «Se qualcuno era in difficoltà perché non aveva un lavoro, gli trovava dei lavoretti per tirare avanti, quello che poteva fare lo faceva volentieri». La fotografia di un sacerdote che si dà da fare, è partecipe della comunità e dei suoi problemi, si mette a disposizione per gli altri, accoglie. 

Ovviamente questa testimonianza non sposta di un millimetro la gravissima accusa che dovrà affrontare sia nella giustizia ordinaria sia in quella canonica. La sospensione dal sacerdozio è stata inevitabile e logica, nel momento in cui la diocesi è venuta a conoscenza (soltanto il 2 marzo 2016) delle indagini a suo carico. Nessun facile "buonismo", nelle parole di Elena e nelle nostre. Soltanto lo shock, lo stordimento di quelli che possono succedere soltanto quando il male arriva a due passi da te, nei panni di una persona su cui non avresti avuto il minimo dubbio («gli volevamo un sacco di bene»), e invece.

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